Firenze: la Porta del Paradiso torna visibile dopo 27 anni

L’8 settembre 2012, la Porta del Paradiso del Battistero di Firenze torna visibile al pubblico dopo un restauro durato 27 anni, senza eguali per complessità, e dopo 560 da quando Lorenzo Ghiberti termina quello che può essere considerato uno dei grandi capolavori del Rinascimento. Secondo il Vasari fu Michelangelo a darle il nome di Porta del Paradiso: “elle son tanto belle che starebbon bene alle porte del Paradiso”. Il restauro, che ha permesso di salvare la mitica doratura, è stato diretto ed eseguito dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, su incarico dell’Opera di Santa Maria del Fiore, grazie ai finanziamenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e al contributo dell’Associazione Friends of Florence.
Realizzata in bronzo e oro, la Porta del Paradiso (del peso di 8 tonnellate, alta 5 metri e venti, larga 3 metri e dieci, dello spessore di 11 centimetri) non tornerà nella sua collocazione originale, sul lato orientale del Battistero, dove rimarrà la replica realizzata nel 1990, ma sarà collocata nel Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore, all’interno di una grande una teca realizzata dalla Goppion SpA. La teca si è resa necessaria perché la Porta deve essere conservata in condizioni costanti di bassa umidità per evitare il formarsi di sali instabili, tra la superficie del bronzo e la pellicola dorata, che salendo, sollevano e perforano l’oro causandone la distruzione. Per il futuro dei gruppi scientifici dell’Opificio, dell’Università e del CNR continueranno a lavorare per realizzare una protezione della Porta con barriera d’aria ed evitare così il vetro frontale di cui è dotata ora la teca. La collocazione dentro il cortile coperto del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze è temporanea: al termine dei lavori di realizzazione del nuovo Museo, previsti nel 2015, la Porta del Paradiso sarà esposta in una nuova sala espositiva, di 29 metri x 21 x 16 di altezza, con accanto le altre due Porte del Battistero a cui sarà riservato in futuro lo stesso destino.
La restituzione della Porta del Paradiso è l’occasione per annunciare che sarà rimossa la Porta Nord del Battistero, sempre di Lorenzo Ghiberti, ed inizierà il suo restauro, condotto sempre dall’Opificio delle Pietre Dure grazie ai finanziamenti messi a disposizione dall’Associazione Guild of the Dome. Costituitasi lo scorso luglio, l’Associazione Guild of the Dome / Corporazione del Duomo ONLUS, il cui presidente è Enrico Marinelli, è stata fondata da imprenditori di tutto il mondo (Usa, Israele, Cina, India, Mexico, ecc.). Il primo progetto che la Guild intende finanziare è il restauro della Porta Nord del Ghiberti a cui seguirà quello della Porta Sud di Andrea Pisano, per poi collocarle all’interno del nuovo Museo di Santa Maria del Fiore. Di ogni porta, come per quella del Paradiso, sarà realizzata una replica che sostituirà all’esterno l’originale.
Terza in ordine di tempo, dopo quelle di Andrea Pisano (1330 – 1336) e del Ghiberti (1402 -1424), la Porta del Paradiso fu commissionata all’artista dalla potente Arte di Calimala nel 1425, appena un anno dopo aver terminato l’altra. Una vera e propria impresa epica che vedrà impegnato il Ghiberti dal 1426 al 1452, affiancato negli anni da numerosi collaboratori del calibro di Donatello, Michelozzo, Luca della Robbia, Benozzo Gozzoli, Bernardo Cennini. Con la Porta del Paradiso il progetto trecentesco che prevedeva tre porte per il Battistero di uguale formato, con le storie organizzate secondo 28 riquadri contenenti dei quadrifogli gotici, cambia radicalmente. Ghiberti elimina i quadrifogli e riduce i riquadri a 10, e su ognuno di loro rappresenta diversi episodi tratti dell’Antico Testamento, oltre ad un fregio composto da 48 elementi con teste e figure intere di profeti e sibille, tra cui l’autoritratto.
La Porta del Paradiso non lascerà mai la sua collocazione originale fino al 1943 quando, a causa della seconda guerra mondiale, fu rimossa per ragioni di sicurezza e portata al sicuro. Tornerà in Battistero nel 1948 dopo un restauro, condotto da Bruno Bearzi, che porterà alla luce la doratura al mercurio, da secoli nascosta sotto lo sporco e una vernice nera apposta nel 1772, che aveva fatto dimenticare l’esistenza della mitica doratura dei rilievi. Scampata alla guerra, la Porta del Paradiso sarà danneggiata dall’alluvione del 1966: l’urto dell’acqua sarà talmente violento da aprire le ante e staccare 6 pannelli dal telaio di bronzo (due in alto, due centrali e due in basso), che il Ghiberti aveva incastrato di misura. “La Porta del Paradiso – spiega Annamaria Giusti, direttrice dei lavori di restauro dal 1996 – è una macchina complessa e perfetta, realizzata con una perizia senza precedenti e mai eguagliata”. Ciascuna delle due poderose ante furono gettate in bronzo in un unico colossale pezzo. Sul telaio bronzeo della porta erano stati predisposti degli alvei, profondi alcuni centimetri, per contenere i 58 rilievi che vi furono incastrate a forza, probabilmente riscaldando il telaio in modo da ottenere una leggera dilatazione. I 58 rilievi furono fusi uno ad uno, rinettati a freddo, finemente cesellati in superficie ed infine, dorati con il metodo dell’amalgama di mercurio.
Dopo l’alluvione, ripuliti dalla nafta e dal fango, i 6 pannelli distaccati furono rimontati sulla Porta. Ben presto a contatto con l’inquinamento atmosferico la doratura della Porta riprese ad offuscarsi e soprattutto, tra il bronzo e la pellicola dorata, continuavano a formarsi dei sali che affiorando in superficie sollevavano e perforavano l’oro con conseguente perdita dello stesso. Per questo nel 1978, l’allora soprintendete dell’Opificio delle Pietre Dure, Umberto Baldini, decise di fare una campagna diagnostica per accertare le cause del deterioramento e studiare un intervento. Un primo pannello fu portato all’Opificio per restaurarlo nel 1979, seguito da altri tre pannelli negli anni Ottanta. Fu scelto di pulire i pannelli con un lavaggio in una soluzione di sali di Rochelle, in grado di rimuovere lo sporco e i sali solubili: “Ma fu chiaro, afferma Marco Ciatti Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, che in presenza di umidità, l’instabilità chimica del bronzo-oro portava al riprodursi dei sali e che la Porta del Paradiso non poteva più stare all’esterno”. Nel 1990 la Porta fu trasportata all’Opificio e al suo posto collocata una replica, realizzata grazie alla generosità del mecenate giapponese Choichiro Motoyama. La replica fu fusa a Firenze da Aldo Marinelli della Galleria Frilli, su calchi eseguiti al tempo del restauro del dopoguerra, e trasportata a Parigi per esser dorata con il metodo galvanico, in sostituzione di quello a mercurio “fuori legge” in Italia per la sua tossicità. Dopo una pausa dovuta ad altri importanti impegni del settore bronzi dell’Opificio, i lavori sono ripresi nel 1996. Il distaccamento degli altri 4 pannelli della Porta, non divelti dall’Alluvione, si è rivelata difficilissima e per questo fu deciso di studiare un nuovo metodo di pulitura che evitasse lo smontaggio dei restanti 48 rilievi della cornice. La soluzione è arrivata nel 2000, quando l’Istituto di Fisica Applicata del CNR di Firenze è riuscito a mettere a punto un nuovo laser in grado di “bruciare” i depositi presenti sull’oro, con un tempo di azione così ridotto, che il calore non ha modo di propagarsi al bronzo. La pulitura della Porta all’Opificio è così potuta procedere più rapidamente ed i rilievi, una volta restaurati, sono stati protetti con delle sacche di polietilene sigillate, alimentate con azoto per evitare il contatto con l’aria e l’umidità.

MUSEO DELL’OPERA DI SANTA MARIA DEL FIORE
Piazza del Duomo 9, Firenze
Tel. 055- 230885
Aperto dal lunedì al sabato con i seguenti orari: ore 9.00 – 19.30
domenica ore 9.00 – 13.45
biglietto 6.00 euro
info: www.operaduomo.fi.it


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